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Viaggio nel cuore dei Paesi islamici con Angela

L’Islam mi interessa da sempre, la religione, ma anche la cultura e le tradizioni delle popolazioni di questa fede e di conseguenza la loro arte, l’architettura e più di recente la musica. Un interesse nato con novelle e romanzi letti da ragazzina e cresciuto naturalmente nei miei anni parigini con la frequentazione di nuovi amici siriani, iraniani e nord africani e purtroppo con la triste attualità.

Da anni sogno quindi di viaggiare con calma attraverso i Paesi islamici, così vicini eppur così diversi da noi e tra loro. Sogno di conoscere e capire meglio tutte queste culture dalle sfumature ammalianti e sfuggenti al contempo e per questo ho iniziato a seguire Angela Corrias, una giornalista e blogger italiana che tra Iran e Afghanistan ha trovato ispirazione, amicizia e Amore. Angela è una delle poche persone che sa raccontare la complessità dei Paesi islamici che ben conosce con trasparenza ed empatia e non ho saputo resistere alla tentazione di porle alcune domande dirette che spero anche tu troverai interessanti.

In viaggio nei paesi islamici con Angela, tra Iran e Afghanistan

Come è nata la tua passione per il viaggio?

Ho sempre viaggiato, da quando ero piccola, perché ai miei genitori è sempre piaciuto viaggiare e hanno sempre portato me e mia sorella ovunque. Da qui forse è nata la mia passione per il giornalismo e per la caccia alle notizie in prima persona, cosa che da freelance in genere si può fare più liberamente, anche se è più complicato.

E quella per i Paesi islamici?

Hanno un orgoglio nelle proprie tradizioni che noi stiamo lentamente perdendo. Non tutti i Paesi islamici sono uguali, per esempio non sono mai stata una grande ammiratrice di Dubai, proprio perché ha perso la sua autenticità in nome di lusso e ricchezza. Tra i Paesi islamici che più mi sono rimasti impressi ci sono il Libano, pieno di contrasti e problemi, l’Iran, cosa nota dati i miei ripetuti viaggi e il mio sito interamente dedicato alla Repubblica Islamica, e ora l’Afghanistan, soprattutto da quando mi sono sposata con un cittadino afgano e ci ho passato quasi tre mesi turbolenti e non senza preoccupazioni.

Qual è stata la tua primissima impressione?

Sono tante le cose che si possono dire di un Paese musulmano, dai minareti delle moschee che subito riempiono la vista ai muezzin che chiamano alla preghiera, ma soprattutto da subito ho capito che sotto il velo delle spiegazioni delle guide turistiche e brochure ci sono tanti strati sociali e culturali che vengono fuori gradualmente. Hanno società molto complicate, le loro usanze e abitudini sono portate avanti da secoli e continuano a vivere grazie alla popolazione che le tramanda, a volte inconsapevolmente.

Cosa ti piace di più?

Sono sempre attratta dalle sfide, e in questi Paesi vedo sfide dappertutto. Sono le cose non dette, le tradizioni silenziose che nessuno ti spiega e che devi scoprire da sola gli aspetti più affascinanti di queste culture. E poi ovviamente la loro storia millenaria, piena di conquiste, sempre turbolenta e la loro saggezza antica che continua a venire fuori nella vita quotidiana. In Iran si possono vedere molti resti dei secoli passati, anche in Libano, in Afghanistan invece meno visto che in quarant’anni di guerra e terrorismo molto è stato distrutto o al momento è in mano all’esercito o chiuso al pubblico.

Cosa invece proprio non ti piace?

Ovviamente ci sono anche aspetti che non condivido, la posizione delle donne, per esempio. Anche qui non tutti i Paesi islamici seguono le stesse regole, per esempio la condizione della donna in Iran non si può neanche paragonare a quella in Afghanistan, dove segregazione e disparità raggiungono livelli insopportabili, quando non degenerano in casi di violenza estrema come la lapidazione eseguita come “condanna” in ambienti tribali spesso regolati da gruppi Talebani. Purtroppo casi estremi che avvengono con una frequenza preoccupante. In Iran la disparità è più a livello legale, ma nella società le donne vivono normalmente, studiano, lavorano, viaggiano, cambiano città per lavoro o studio, vivono da sole ed escono con le amiche.

Come consigli di approcciarsi a questi Paesi per la prima volta?

Apertura mentale e tanta pazienza. In questi Paesi la concezione del tempo è diversa dalla nostra, raramente si mettono fretta, quindi non pretendiamo di mettergliela noi. Questo ovviamente si può capire meglio se ci viviamo, più che se ci andiamo solo in vacanza. Un’altra cosa da tenere a mente in un Paese islamico è che minigonne, vestititini e super scollature non sono molto apprezzate, quindi è sempre consigliato vestirsi in modo modesto. In Iran il velo e un abbigliamento modesto sono imposti dalla legge, ma lo consiglio anche in altri Paesi. Ovviamente non il velo in testa se non è richiesto, ma in generale non atteggiarsi a turisti arroganti a cui tutto è dovuto e che non si devono preoccupare di rispettare le tradizioni e i sentimenti della gente del posto.

Ci sono differenze importanti dall’uno all’altro in termini di primo approccio?

Più che differenze, ci vedrei similitudini. Questi Paesi in generale sono orgogliosi delle proprie tradizioni e modi di vivere, e anche chi si lamenta non ama vedere le proprie tradizioni derise o mancate di rispetto, quindi secondo l’approccio da mantenere è quello di rispettare la cultura che si trova, anche per essere accettati più facilmente.

Com’è il tuo rapporto con gli uomini e le donne che hai incontrato e che continui ad incontrare anche ora in Afghanistan?

Anche in uno stesso Paese, il mio comportamento cambia a seconda delle persone con cui interagisco. In Afghanistan per esempio in certe occasioni faccio la “moglie afgana” (non ridere!), quindi sto “al mio posto” vicino a mio marito, parla lui e io più che altro annuisco. In genere conosciamo il tipo di persone che dobbiamo incontrare quindi sappiamo da prima come comportarci. Questo più che altro se siamo con soli uomini, mentre se siamo con gruppi misti o con sole donne è tutto molto rumoroso con infinite chiacchiere e domande, con l’immancabile richiesta di aggiungerci su Facebook!

Se non sappiamo chi troviamo quando stiamo entrando in una casa, mio marito si annuncia, così se in casa ci sono donne sanno che sta arrivando un uomo e si coprono. Io non ho bisogno di annunciarmi quando vado da qualcuno, ma devo coprirmi se qualcuno viene a trovarci, soprattutto se non sono membri della famiglia. Quando siamo con la famiglia stretta, in genere i fratelli di mio marito, piano piano sono riuscita a togliermi il velo, ma per esempio la moglie di uno dei fratelli non si è mai tolta il velo davanti a mio marito o agli altri membri della famiglia. Anche con gli amici più stretti (quelli meno conservatori) sto a capo scoperto, e lo accettano più che altro perché sanno che non è la mia cultura. Con la famiglia più allargata invece tengo il velo, sia che vengano loro a trovarci sia quando andiamo noi da loro. Anche queste usanze sono tutte da imparare gradualmente, non senza brutte figure, ovviamente, perché raramente te le spiegano, quindi sei tu che lo devi imparare e memorizzare!

Ci sono Paesi che hai visitato e che sconsigli alle donne sole?

L’Afghanistan non lo consiglio alle donne sole, quelle che ci vanno in genere sono con un team di lavoro, non turiste. I turisti in Afghanistan sono pochissimi, ma le donne che ci vogliono andare sempre meglio non da sole e con le dovute accortezze. La donna è vista in secondo piano rispetto all’uomo, e il fatto che sia straniera la esporrebbe maggiormente a rischi di sequestro, molestie e rapine.

Consiglio invece tranquillamente l’Iran, molto sicuro e al momento pieno di turisti. Nonostante tutto, anche qui raccomando un abbigliamento modesto, sempre il velo ben messo e magari di non uscire da sole la sera, ho letto di alcune turiste che sono state molestate, per lo più verbalmente mentre camminavano da sole. Succede da tutte le parti, ma non vogliamo ci succeda in un Paese straniero quando siamo lontane da casa.

Quali tappe, attività e/o attrazioni consigli?

Dipende dai Paesi, in Afghanistan consiglio i posti non controllati dai Talebani! Scherzi a parte, ogni nazione ha il suo patrimonio artistico, storico e naturale, io in genere cerco di vedere le attrazioni principali a seconda del tempo che ho. Mi piace anche passeggiare tra la gente e non manco mai di visitare i mercati dove fanno la spesa, rivelano sempre tantissimo della cultura e società locale, della cucina, degli ingredienti usati e di come contrattano e interagiscono nella vita quotidiana.

Mettiamo un attimo da parte i Paesi islamici. Quali viaggi passati ti sono piaciuti di più e perché?

Un Paese che sempre ricordo con piacere è la Cina. Ci ho vissuto un anno ed è stata una delle migliori esperienze che ho fatto all’estero. Organizzatissimi ed efficienti, ricordo che anche all’inizio quando non parlavo un parola di cinese sono riuscita a stabilirmi da sola in un appartamento proprio perché tutto reso facile dall’organizzazione puntuale. I cinesi poi sono molto socievoli e appena sono riuscita a dire poche parole in mandarino si sono aperti anche di più, apprezzando il fatto che facevo lo sforzo di entrare nella loro cultura, sforzo non trascurabile data la difficoltà della lingua.

Ultimissima domanda: il prossimo viaggio?

Ora staremo un po’ in Italia e forse qualche viaggetto in Europa ma stiamo già pensando al prossimo viaggio in Afghanistan, sia per andare a trovare la famiglia sia per continuare a visitare il Paese. Molto probabilmente da Herat, normalmente la nostra base, faremo anche un salto in Iran visto che il confine è a circa un’ora di macchina.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che ci tieni a condividere?

Non si dice mai abbastanza quando si viaggia, e questi Paesi richiedono studi e ricerca più di altri. Passandoci velocemente e parlando con dieci persone che in cinque minuti ti dicono le cose belle e brutte del posto non basta per capire società così complicate, anche perché quasi tutte, in certi momenti della loro storia, anche recente, sono state teatro di guerre e occupazioni. Adesso, per esempio, sta andando di moda l’Afghanistan, e ogni tanto leggo i post dei blogger occasionali che ci sono andati in modo completamente irresponsabile, e altrettanto irresponsabilmente consigliano ai loro lettori di andarci perché sicuro e con gente socievole. Questo è il risultato di non saper viaggiare e soprattutto di non saper fare ricerca, soprattutto di chi vuole fare informazione senza averne gli strumenti, non tanto i media mainstream, che in questi casi vanno molto più cauti, ma di blogger che comunque hanno una loro audience, a volte importante.

Lungi da me dal dire che io ho le chiavi per capire tutto quello che succede in Medio Oriente e Asia Centrale: sono realtà talmente complicate che richiedono pazienza, tempo e dedizione, anche solo per conquistare la fiducia della gente.

Che dire, grazie Angela. Grazie di cuore.

 

Per maggiori informazioni e spunti vi consiglio ovviamente di leggere il blog di Angela: il mio Iran e, come sempre, vi consiglio di consultare il sito della Farnesina e di tracciare i vostri spostamenti sul sito Dove Siamo nel Mondo!

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Silvia's Trips

Hi there! My name is Silvia and after 15 years between the Paris Opera and the Palau de les Arts in Valencia I now run a boutique hotel in Cinque Terre, deal with tourism management and blogging, sail, horse-ride, play guitar and write about my solo trips around the world. For more info about me and my travel blog check my full bio.